martedì 1 settembre 2009

L'essere e il non-essere

L'essere è sia la condizione di esistenza, sia una qualsiasi cosa o creatura che esista. Consideriamo l'ipotesi secondo cui nulla esisterebbe, ma si tratterebbe di un'illusione, una sorta di sogno. Si avrebbero in campo (per così dire) uno o due elementi: l'illusione e il soggetto che la sperimenta. "Uno o due" perché il soggetto potrebbe illudere se stesso, o l'illusione sarebbe tale da "percepirsi". Ad ogni modo, qualcosa esisterebbe. Non sarebbe dunque una completa illusione di esistenza, perché se nulla esistesse non potrebbe esserci alcun sogno o illusione.
L'essere esiste; ma vi è anche dell'altro? Una volta fatta la distinzione tra l'essere come condizione e l'essere come cosa esistente, sarebbe superfluo (a questo livello) aggiungere altre categorie. Tutto il resto farebbe parte dell'essere inteso come ciò che esiste. Altre cose, quelle inesistenti, rientrerebbero nel non-essere. Ci si potrebbe chiedere se quest'ultimo esista, creando così un nuovo circolo vizioso. E non si potrebbe aggirare il problema cambiando espressione, cioé chiedendosi se il non-essere sia reale, perché equivarrebbe a chiedersi se sia reale la sua esistenza. Difatti se il non-essere non esistesse, in realtà dovrebbe esistere, appunto perché si avrebbe l'inesistenza di qualcosa. Ma se il non-essere esiste, allora bisogna comprenderlo nell'essere, poiché si tratta di qualcosa che esiste. Ecco probabilmente il motivo per cui Platone lo considerò un "essere altro". Si è quindi presentata l'eventualità del nulla che nega se stesso.
Sarebbe possibile la considerazione che sia improprio parlare di inesistenza del non-essere, perché se solo l'essere esistesse non si potrebbe parlare dell'inesistenza di alcunché ma solo, appunto, di esistenza. Effettivamente, riflettendoci, può sembrare assurdo trattare l'inesistenza come un oggetto, chiedendosi se esista o meno. Ciò almeno per quanto riguarda il non-essere come condizione; si dà quindi agli oggetti inesistenti il beneficio del dubbio. Quest'espressione vale al contrario, essendo riferita alla loro inesistenza. Si starebbe dunque considerando la possibilità che esistano oggetti inesistenti. Tuttavia ciò pare non aver senso. Semplicemente, o degli oggetti esistono oppure non esistono. Ma allora si tornerebbe al punto di partenza. Infatti affermare l'esistenza di un oggetto diverso dal non-essere non presenta problemi, mentre parlare di inesistenza sì. Quindi, come sarebbe giusto sempre per simmetria, ha una qualche assurdità sia parlare del non-essere condizione, sia del non-essere oggetto: allo stesso modo in cui si può parlare dell'essere, appunto come condizione o come oggetto.